“Non vi do più nulla”: addio ufficiale alle cartelle esattoriali | Spariscono e non possono chiedervi più nulla

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Cartelle Esattoriali, l'eliminazione nel 2025 per alcuni contribuenti - lagazzettadiviareggio.it

Nel 2025, moltissimi contribuenti potranno dire addio alle cartelle esattoriali: l’Agenzia delle Entrate non ha più alcun diritto. 

La situazione fiscale in Italia sta cambiando, e quella che sembrava una piaga per milioni di italiani potrebbe finalmente essere destinata a scomparire. Con la fine della riscossione, sparirebbe anche la paura di un pignoramento. Ma come funziona il processo di discarico delle cartelle? E quando l’Agenzia delle Entrate può far ripartire la macchina della riscossione?

Tutto dipende dalla prescrizione, un meccanismo che limita nel tempo la possibilità di recuperare un debito. Se il Fisco non riesce a riscuotere il dovuto e sono trascorsi i termini previsti dalla legge, il contribuente può trovarsi senza più la minaccia di riscossione. Ma attenzione: in alcuni casi, anche dopo la prescrizione, la situazione può riaccendersi, con il rischio di nuovi tentativi di recupero.

Cosa succede se non pago una cartella esattoriale

Molti si chiedono se sia conveniente non pagare una cartella esattoriale, sperando che venga dimenticata. In alcuni casi, può accadere, ma solo se l’Agenzia delle Entrate non è riuscita a recuperare nulla. Se il debitore non possiede beni pignorabili e non ha redditi aggredibili, la cartella può essere estinta. Tuttavia, ciò non significa che il debito sparisca per sempre: per i tributi statali, la prescrizione è di 10 anni, mentre per quelli locali (come il bollo auto e le tasse comunali) è di soli 3-5 anni. Tutto questo, se non sono state ricevute comunicazioni o solleciti nel periodo indicato; altrimenti riparte il conteggio dall’ultima comunicazione.

Scaduti questi termini, il debito non è più recuperabile tramite cartelle esattoriali, ma l’Agenzia delle Entrate può riprendere la riscossione se il debito viene ceduto ad altri enti. Se il debitore ha beni aggredibili, anche dopo la prescrizione, la riscossione potrebbe riprendere, con la possibilità di pignoramenti. Ed è qui che è importante sapere come va contestata.

martello giudice e banconote euro
Cartella esattoriale prescritta: come comportarsi – lagazzettadiviareggio.it

Prescrizione: quando va contestata la richiesta di pagamento

Se il contribuente riceve una cartella esattoriale e ritiene che il debito sia prescritto o errato, può presentare ricorso entro 60 giorni dalla notifica della cartella. Trascorso questo termine, il debito diventa definitivo, e l’Agenzia delle Entrate può avviare immediatamente le azioni di recupero, senza possibilità di opposizione. Chi non contesta la cartella o non la impugna tempestivamente rischia di vedere confermato il debito, con tutte le conseguenze del caso.

La prescrizione, infatti, è uno strumento importante per chi ha debiti con il Fisco, ma è importante agire per tempo onde evitare che le cartelle esattoriali riemergano.  La legge, si sa, non ammette ignoranza, e il prezzo da pagare può essere davvero caro.